Dolore insopportabile
“Lieve è il dolor che parla, il grande dolore è muto” affermava Seneca, difficile descrivere i dolori intensi e profondi e aggiungo “Sai gestire la sofferenza quando riesci a stringere i denti da solo senza l’aiuto di nessuno con la tua sola forza e senza condividerla, allora, puoi superare tutto”. Parto con queste considerazioni per descrivere il concetto di dolore che ho imparato a gestire da piccolo superando la tremenda sofferenza dell’anima e quando riesci a gestire la sofferenza dell’anima, la sofferenza fisica diventa una passeggiata nei territori della vita. Sono una persona che non molla mai, non mi arrendo davanti alle difficoltà, ho una soglia del dolore molto elevata che rappresenta un vantaggio, ma uno svantaggio non percependo limite e gravità delle cause. Il dolore si manifesta in tantissime forme, ventaglio di sensazioni che potremmo ricondurre a due grosse condizioni: fisico e morale.
Dentro questa riflessione prendo in considerazione quello fisico che comunque può attivare sofferenze anche morali. Se il dolore fisico è insopportabile, per chi crede in una nuova vita dopo la morte, la fine del percorso è percepita come l’inizio di una nuova speranza. A prescindere, tutti abbiamo timore della morte e auspichiamo che ci raggiunga il più tardi possibile: pensare alla morte mette paura, angoscia e smarrimento. Questi pensieri non ci sfiorano se siamo in salute, in caso contrario, a seconda della gravità, la nuova pulsante realtà ci trasporta nel vortice della disperazione. L’aspetto più temuto della nuova condizione è la sofferenza, resa sopportabile da una possibilità di miglioramento o guarigione. Si trasforma in calvario in assenza di speranza, ma certezza che la fine sopraggiungerà. La voglia individuale di migliorare e guarire, alla quale ci ancoriamo, alcune volte produce miracoli: rallenta il nefando percorso e il nostro impegno di combattenti contrasta il male, rendendo sopportabile il dolore.
Quando siamo consapevoli che la lotta non cambia la condizione, il dolore diventa insopportabile, ferisce, lede la nostra dignità e desideriamo la morte come liberazione. Allora, farmaci e macchine si prendono cura di noi, sostituiscono le difese naturali e hanno il sopravvento negando il nostro potere decisionale, la nostra dignità: l’accanimento terapeutico annulla la nostra libertà, diabolico! Allora, si parla di testamento biologico, documento con il quale una persona maggiorenne capace di intendere e volere stabilisce le sue volontà nel caso di cure mediche da ricevere o rifiutare a garanzia della sua autodeterminazione, perdendo in itinere la capacità di esprimere la sua volontà: la lascia in testamento. Che senso ha la sofferenza, trascinare una vita con insopportabili dolori o dentro una macchina che rappresenta una vita vegetale, per allungare una condizione tormentosa con ferite senza speranza. Purtroppo, grandi interessi economici sponsorizzano e trasportano il supplizio dentro una vita senza futuro.
Ferita lancinante fisica
mordi continuamente l’anima
corrente di continuo dolore
approdi sulle sponde umane
dove argini protettivi
contrastano il tuo andare
Opera costruita con FD, martelletti, schede, tasti multifunzione e tasti calcolatrice.
Tavoletta di compensato 80x60 cm.
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