Gian Paolo Cremonesini

Ricordando l’anno della liberazione 1964

 Ho trovato in una vecchia agenda, regalata dallo zio farmacista, che utilizzavo per prendere appunti, questo racconto narrato dopo la promozione agli esami di stato del 1964, per saldare sentimenti profondi del mio vissuto e ricordarli. 

L’anno scolastico 1963/1964 è stato un lunghissimo, interminabile anno di incazzature, non vedevo l’ora che finisse, non ne potevo più. Unico ristoro il cagio spensierato e collettivo (cagio = fare casino, sempre educato) mal tollerato e apprezzato dai professori tiranni. Ricordo il professore di diritto, non ricordo il nome, quando rientrati, dopo un fogone, abbiamo marinato la scuola, motivato da qualche rivendicazione di tipo cagioso, ci ha fatto un terribile cazziatone dicendo “… ieri ho visto un gregge di pecore che vagavano senza meta per la città, ai miei tempi quando marinavo la scuola avevo una meta e la metà. Dal momento che siete un gregge di pecoroni iniziamo le interrogazioni.” L’interrogazione consisteva in una domanda alla quale non potevamo rispondere e, sintesi finale, voto due. 

Qualche cagio per fortuna ha avuto successo. Una volta per accentuare i problemi del riscaldamento, appena entrati in classe, abbiamo aperto tutti i finestroni, chiuso i radiatori, avvicinato i tavoli per sottolineare la necessità del riscaldamento, e dimostrare al professore, non ricordo chi fosse, di solito la povera Pata professoressa di geografia, che era troppo freddo per iniziare le lezioni. Questo era uno dei tanti casini che combinavamo, alcuni estemporanei o preparati a tavolino di matrice DNA Corfiota. Cagio, l’unico stimolo che mi dava la forza di continuare. Le materie che mi gratificavano e impegnavano erano: il tedesco, perché si doveva solo leggere e parlare, molto utile durante le vacanze al mare, mi impegnavo nell’inglese letto e scritto, ma non studiavo la storia inglese, molto noiosa. La chimica mi piaceva da morire, mescolare liquidi nelle provette, analizzare sali e varie fibre, quella della patata, era una goduria infinita, formidabile fonte di divertenti cagi. 

Poi la partita doppia che avrebbe potuto giocarsi a tennis di rovescio e di dritto, il diritto che noi non avevamo, la geografia di cui conoscevamo solo le scene di terremoto a Yokoama, l’italiano che scrivevo correttamente, ma i tiranni bocciavano a livello di idee espresse. Una volta ho azzardato una considerazione, sollecitato dal tema: la guerra può produrre effetti positivi? Riflettendo sulla negatività della guerra ho cercato, dopo varie riflessioni, di trovare una traiettoria positiva scrivendo “… unica nota positiva della guerra è la spinta a creare strumenti di distruzione, che possono essere utilizzati successivamente a scopo pacifico…”. Comunicare all’ottuso tiranno che una guerra ineluttabile può successivamente produrre aspetti positivi, ha generato voto 4, preceduto da sottolineature marcate blu e rosse. 

Nella letteratura, cultura e storia dell’interiorità umana, non mi impegnavo, non capivo perché dovevo studiare il pensiero degli altri, ma nessuno studiava quello che pensavo io, cercavo considerazione nel mondo scolastico, quale stimolo all’impegno. Bando agli scherzi, nella bilancia potevo mettere una sconfitta pugnace e dolorosa. Ma i Corfioti non si arrendiamo mai. La geografia faceva media con la chimica, eccezionale un 4 più un 8 diviso 2 portava alla sufficienza. Il tedesco veniva considerato con l’inglese e lo scritto inglese faceva media con l’orale. Anche in questo caso 8 + 4: 2 generava sufficienza. Relativamente alla letteratura, pensando che la sfiga mi potesse abbandonare per una volta nella mia vita, ho letto gli ultimi giorni, approfondendo un periodo messo in evidenza nel libro, prima pagina della narrazione trascinata leggermente in alto per poterla selezionare, sperando nella buona sorte, aprire casualmente il libro durante l’interrogazione, come mi hanno chiesto. 

A dimostrazione che il bravo, tenace, pugnace, incazzato corfiota non molla mai, gli esami sono passati per una volta come auspicato e fortemente desiderato. In chimica ho fatto un figurone, ero molto preparato. Fortunatamente la chimica faceva media con la geografia, dove, alla domanda sui tipi di agricoltura in Argentina, ho sparato, balbettando, qualche cazzata geografica. Per mia fortuna il professore era distratto e argomentava con il collega vicino e alla fine nonostante la faccia dubbiosa ha concordato con il collega la sufficienza. Quello che faceva girare di più le scatole in questi frangenti era la faccia pensierosa del professor tiranno che partiva dalla considerazione che, se hai fatto una buona prova scritta e non rispondi all’orale certamente la prova scritta l’hai copiata, pazzesco! 

Il tiranno non concepiva che quella materia, quell’argomento trattato ti era congegnale, lo conoscevi molto bene perché ti piaceva, stimolava i tuoi interessi, la tua curiosità, stimoli che nascevano istintivamente non certamente per capacità di fare squadra del tiranno. Questo comportamento era veramente insopportabile. Anche gli scritti inglese e tedesco sono stati fantastici anche se l’interrogazione in inglese è stata una scena quasi muta. La promozione è stata una liberazione che ha chiuso un capitolo della nostra, della mia vita festeggiato con un viaggio collettivo a piedi a Fontanellato, per ringraziare la Madonna. La gioia che sprigionava il nostro cuore mi faceva percorrere come un filmato la vita passata. Finalmente potevo aspirare ad una autonomia, non dipendere più da nessuno, non gravare più sul bilancio della mia famiglia. Ormai anche la bocciatura subita ingiustamente, assieme al valoroso Comandante Angelano, era storia passata. 

Le piccole delusioni amorose superate. Mi piaceva tantissimo una splendida ragazza mora che era in classe con l’amico Umberto. Facevo di tutto per prendere l’autobus con lei, l’aspettavo per tornare con lei, ma molte volte una spider MG nera con un giovin ricco rampollo passava e la prelevava, e il povero corfiota restava triste e sconsolato. Pensando a questa ragazza, splendida creatura, spontaneamente un giorno pieno di rabbia corfiota, immaginandomi sulla battigia del mare, che amo e ho sempre amato immensamente, perché la sua ampiezza liberava la mia anima, ho scritto dei versi, sempre sulla vecchia agenda scaduta. Nell’agenda ho trovato altre poesie e riflessioni fatte durante quel sofferto, travagliato e terribile anno che riporto così come le ho trovate. 

Io me nestavo sulla spiaggia a rimirare
quando per incanto proferii tali parole
Onda azzurra e profonda
che rischiarandoti batti sulla spiaggia
col tuo moto perpetuo e in schiuma cangi
paragonabile sei al mio amore
che sempre mi tormenta
e non da posa al mio cuore
Misera umanità che crede di fondar
la sua fortuna sulle vane ricchezze
e sul tesoro tralasciando per sempre
il vero amore

Il freddo penetra dalla finestra
la neve cade sui tetti e sulle strade
osservandola il mio cuore s’attrista.
Questo il mese del tormento e dell’agitazione.
La vita si svolge nelle case
e nelle strade la gente s’affretta
Io mi sento solo e sconsolato
rifletto sul fine di tutto,
ma sento un vuoto tormentoso
e mi sento vicino alla natura
e sento che questa vita è dura
è lo scalare una montagna senza cima
è il vagare nelle tenebre più buie
ma perché, perché?
Gli ultimi mesi tristi stanno per finire
la natura rifiorirà
i prati rideranno al cielo sereno
Ma io ritroverò la tanto desiderata pace?
La primavera non sorriderà al mio cuor
in lui regna la tristezza e il dolore.
Io chiedo al mondo
all’infinito e alla bellezza
perché io del tutto debba tanto soffrire.
Perché non trovo la pace del cuore?
Non so pregare,
perché sento profondo il nulla.
Il nulla e l’infinito
in me s’annullano.
Io esisto ma non sono

Com’è falso il mondo
Quanto dolor mi fa questa sua cura
che all’ingannevole agitare lo conduce.
Perché l’umanità si empia?
Il sincero nelle umane cose
non trovo, e la meschinità con prepotenza
tutto doma. Forse fallace io
che veritiero credo, ma non spero
nella sincerità umana.

Perché l’uomo deve soffrire per le piccole cose, quando queste sono ingiuste? Cosa è la giustizia, se è circondata da ipocrisia, da persone maniache, da stolti e da meschini? Ma la giustizia non esiste: la sofferenza non è solo per le grandi cose, tante volte si soffre di più per le piccole avversità, causate dalla stoltezza di persone meschine. La giustizia non c’è su questa terra! Alcuni sperano nella giustizia divina che darà a Caio ciò che è di Caio e a Sempronio ciò che è di Sempronio, quindi ripagherà dell’ingiustizia terrena. Io purtroppo non credo e ne soffro molto. Forse unico ristoro ai mali è la vera amicizia, quella disinteressata, fondata sul reciproco rispetto. Ben ragione ha il Leopardi quando dice che “tutto ciò che è sulla terra è fango”. Ma io allora questa giustizia dove la troverò? Forse nell’equilibrio del mio cuore e dei miei sentimenti che mi aiuteranno a superare queste avversità.