L’arroganza del potere
Per gli antichi greci, l’atteggiamento di estrema arroganza con cui i mortali gestori del potere si opponevano agli dèi, era il peggior peccato commesso, termine greco hybris, atteggiamento folle di superbia e tracotanza nella sfera etica e religiosa. Emerge in maggiore evidenza nel Novecento, i generali vittoriosi non sapevano valutare quando si dovevano fermare, spinti da una ambizione senza freni. La hybris è una parte della condizione umana, profondamente radicata e pervasiva nell’anima che può trascinare a conseguenze disastrose. Con il mondo sempre più esposto a pericoli non valutabili, generati da gestori con grandi ambizioni e terroristi senza scrupoli, dobbiamo mettere sul piatto della bilancia il virus dell’arroganza. Certamente il deterrente di una guerra potenziale nucleare viene tenuto in considerazione e frena la spavalderia, ma c’è una bomba nucleare silenziosa e subdola rappresentata dalla AI che l’uomo utilizzerà per fare valere la sua superbia che si manifesta su diversi fronti: arroganza del sapere, forza fisica od economica. L’arroganza fisica si rivela in modo visibile, prevedibile e individuabile, è quella meno pericolosa. L’arroganza del sapere molte volte è attivata dalla presunzione del sapere, diabolica energia umana che si esprime in modo arrogante e supponente, perdendo la consapevolezza che il sapere è un percorso infinito, nel ruscello dell’apprendimento, curioso e creativo.
Utilizzato molte volte per pilotare e gestire le capacità altrui per fini personali e, o per demolirle. L’arroganza economica è legata al Dio Denaro che certamente rappresenta una forza distruttiva nei confronti del più debole. L’arroganza è un sentimento nativo di presunzione umana, che mette all’angolo generosità e solidarietà, risorse che premiano e gratificano l’anima. La generosità è un sentimento appagante che alleggerisce il fardello della vita e ti fa stare bene, molte volte fagocitato dall’invidia e rivalsa, sentimenti corrosivi che subiamo con falsa gratificazione. Purtroppo, la società contemporanea è un condomino che chiude le porte della generosità in faccia al vicino, molte volte generata da profonda insicurezza che attiva spavalderia e ignora i sentimenti altrui.
Poi è presente una arroganza che impedisce di percepire valori e sentimenti per condividerli, spavalderia inconsapevole che ferisce profondamente creando solchi molte volte insanabili. Entriamo nel campo dell’elefantesco, povero elefante penalizzato alla sua mole gli impedisce di vedere, nel suo procedere, cosa calpesta. Molte volte esiste una arroganza legata a un quotidiano comportamento, affermerei superficiale e involontario dei giovani, ma percepito e subito dai diversamente giovani, della mancata condivisione nelle attività giornaliere e nel mondo del lavoro, gratificati dalle conoscenze acquisite velocemente e disponibili in rete. Non cercano riscontro con chi ha maturato una consapevole esperienza, considerata superata dai tempi, abbandonando tutte le variabili maturate da chi le ha vissute con la classica affermazione: non funziona più così.
Spavalderia umana
atteggiamento sprezzante e impertinente
neghi gentilezza e semplicità
annullando i valori della condivisione
supponente alterigia cieca ai sentimenti altrui
procede elefantesca non percependo
disastroso cammino verso il baratro
ignoranza del potere
azzera il futuro
approdo nel vuoto
Opera costruita con martelletti, schede e tasto calcolatrice.
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