Libretto di lavoro
Sistemando documenti amministrativi è apparso il mio libretto di lavoro che ha illuminato i ricordi del mio percorso lavorativo. LIBRETTO DI LAVORO N.39222, dove in prima pagina sono presenti le norme per la compilazione, il rilascio e la tenuta del libretto.
Entrando nelle pagine del libretto mi sono fermato sullo STATO DI SERVIZIO e il nome del primo datore di lavoro ha acceso immagini indelebili del 1962, anno dove ho subito una ingiusta bocciatura. Giudizio finale dell’anno scolastico 61/62: Italiano dal cinque al sei, ero rassegnato al cinque. Il mio rifiuto, per una ultima e inutile interrogazione, ha generato il voto tre, cinque più tre fa otto, diviso due quattro, il quattro comportava, non il rinvio a settembre, ma la bocciatura, che allungava la mia permanenza dentro la scuola per un ulteriore anno. Dovevo aiutare la zia, vedova faceva grandi sacrifici per la mia crescita e ho deciso di trovare un lavoro estivo per guadagnare qualche soldo e alleggerire le spese famigliari. Cercando aziende con attività estive per studenti, ho trovato l’Althea spa a San Lazzaro, storica azienda alimentare fondata a Parma nel 1932, celebre per la produzione di sughi pronti, salse e marmellate, che arruolava, nel periodo estivo, giovani studenti durante la campagna della raccolta dei pomodori e frutta. Dal 10 luglio al 20 settembre 1962 ho svolto la mia attività lavorativa, che si sviluppava in turni diurni e notturni. Durante il turno diurno, l’attività assegnata era il controllo del numero di cassette, colme di pomodoro, che entravano in stabilimento. Le contavo, scrivevo su un foglio il numero e relativa targa del mezzo di trasporto. Quando uscivano vuote, controllavo che le cassette corrispondessero alla quantità rilevata in entrata, perché alcuni trasportatori si appropriavano di un numero maggiore di cassette. Era simpatico il dialogo con gli autisti che scherzavano con gli studenti e pensavano di farla franca, ma le eccedenze le facevo riposizionare a terra.
Il turno notturno era pesante, latte in lamiera, di circa 30kg di pomodoro appena lavorato, passavano immerse in una lunga vasca colma d’acqua corrente per il raffreddamento, su supporti trascinati lentamente da una linea di cavi. Quando arrivavano nel punto stabilito, mentre avanzavano, le dovevo capovolgere, utilizzando spessi guanti di amianto, per raffreddare la parte superiore che si immergeva nuovamente, proseguendo il percorso nella vasca. Alcune volte mi scivolava la scatola e non riuscivo a capovolgerla, con il risultato che, alla fine del tragitto successivo, sentivi imprecazioni inenarrabili dell’addetto che le prelevava per lo stoccaggio. Una notte, forse un po’ stanco, ho bagnato involontariamente il guanto e prendere e girare la pesante bollente latta è stato un tormento infinito e mi sono un poco ustionato. Mi hanno cambiato attività durante i turni giornalieri, controllavo una macchina che staccava i peduncoli delle ciliegie. Faceva ruotare un ampio cilindro metallico, con fori e fessure sottili, alimentato da un nastro trasportatore che convogliava all’interno le ciliegie. Il cilindro era posizionato sopra una grande contenitore in legno e, all’interno, sotto il cilindro, lame ruotanti in senso contrario alla sua rotazione, lo sfioravano per staccare i peduncoli sporgenti, mentre una copiosa acqua cadeva sopra per la pulizia delle ciliegie.
Controllavo a intervalli di tempo, aprendo le due ante di chiusura frontale del contenitore, l’altezza raggiunta dai peduncoli staccati, se voluminosa, dovevo staccare con un interruttore la corrente, per bloccare la rotazione delle lame e con le mani sotto le lame togliere i peduncoli accumulati. Certamente le norme sulla sicurezza non erano stringenti come oggi, che, aprendo le ante, avrebbe tolto la corrente. L’operaio mi aveva avvisato sulla operatività, ma lavorando con pensieri che accarezzano la mente, un attimo di distrazione diventa fatale. Ho aperto le ante e allungato la mano senza staccare la corrente. Ho sentito una botta tremenda sulla mano e ho pensato, quando l’ho ritirata, di trovare un moncherino. Fortunatamente le lame hanno strisciato frontalmente la mia mano che, pur sanguinante, non aveva grandi danni. Le dita erano tutte al loro posto e la lama strisciando la parte esterna mi ha tolto frontalmente la pelle da due dita e un pezzetto sul dorso della mano. Un santo in quel momento mi ha protetto, ma ero tranquillo, consapevole del mio errore. Un operaio mi ha indicato la direzione della infermeria e, raggiunta, una infermiera, molto carina, mi ha medicato, il suo viso dolce ha reso lieve il mio dolore.
Quando, finito il turno sono uscito in bicicletta, l’ho vista davanti a me, l’ho raggiunta ringraziata e invitata al cinema. Ricordo la sala del cinema Orfeo, ma non il film, e ho iniziato una piacevole relazione con quella ragazza che assomigliava a Suzie Wong, stesso fisico, bellissima ragazza, certamente l’amico Umberto si ricorda di questa mia avventura. L’anno successivo sono stato promosso, ma ho continuato a lavorare durante il periodo estivo, per aiutare la zia e raggiungere un minimo di autonomia. Ho cambiato azienda e ho fatto la campagna estiva delle bietole nello stabilimento dell’Eridania, Zuccherifici Nazionali, attività più faticosa, ma meglio retribuita, dal 19 agosto al 27 settembre 63, spalando fettucce di bietole con un lungo forcone che mordeva le mani piene di vesciche. Poi passata la maturità, sempre all’Eridania, ho lavorato dal 1° settembre al 3 ottobre 64, prima di iniziare il mio gratificante lavoro alla Olivetti. Il 16 novembre 64 inizia la mia attività lavorativa in Olivetti alla filiale di Venezia, percorso che ha saldato infiniti sentimenti, valori umani e professionali nella mia anima. Terminato il mio percorso in Olivetti il 3 ottobre 1977, ho aperto la Concessionaria Olivetti di Pordenone. Grazie piccolo libretto di lavoro per avere acceso lacrime gratificanti, sbocciate ricomponendo l’iniziale bilancio lavorativo, cassa di risonanza del riverbero del mio percorso professionale.
Piccolo antico documento ritrovato
solleciti profondi ricordi
scavando nella mia anima percorsi
scritti in modalità indelebile
da giovane energia traboccante
narrazione di percorsi di amicizia
impegno professionale, apprendimento e insegnamento
trasmetti valori gratificanti nella crescita
contenuti professionali condivisi
carosello di volti amici rincorrono
emozione straripante accende lacrime
sul valore del vissuto percorso
Opera costruita con meccanica Olivetti Lettera 32, scheda, martelletto e tasti calcolatrice e multifunzione.
Tavoletta di compensato 70X50 cm.
Work built with mechanism Olivetti Lettera 32, card, hammer and calculator and multifunction keys.
Plywood board 70X50 cm.