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Gian Paolo Cremonesini

Riformatorio giudiziario

La cronaca racconta quotidianamente i reati e gli atti criminali commessi dai giovani. Verso la fine degli anni Cinquanta, sentivo parlare di Riformatorio Giudiziario dove erano detenuti minorenni che avevano commesso dei reati, monito a comportarsi correttamente. Francamente non era presente la delinquenza minorile che si scatena oggi, vivevo in un territorio popolare, ma non ho ricordi di atti criminali nella quotidianità. Il Riformatorio Giudiziario era una struttura carceraria per minorenni, reclusione per chi commetteva un reato, strutture presenti in Italia sin dall’unificazione, con una prima significativa riforma col Regio decreto 14 luglio 1907, n. 606. I Riformatori furono soppressi dal D.P.R. 2 settembre 1988, n. 448 che li sostituì con gli Istituti Penali orientati alla crescita e al recupero sociale per i minorenni, non solo alla restrizione della libertà. Prevedono percorsi scolastici, formazione professionale, sport e laboratori culturali. Purtroppo, è stato riscontrato che il sovraffollamento esiste in molte strutture. Nei casi in cui l’amministrazione non è preparata a gestire il gran numero di residenti, si può verificare la sovrappopolazione nei centri di detenzione minorile e nelle strutture di correzione che crea instabilità e aumenta la violenza. 

Inoltre, il sovraffollamento può anche portare alla diminuzione delle risorse per fornire ai giovani, mentre si trovano nella struttura, programmi e servizi necessari e promessi, riducendone la disponibilità come l’istruzione e la salute mentale. Credo che il sovraffollamento sia una condizione critica presente anche nelle carceri, considerando il valore correttivo, dovrebbe garantire condizioni dignitose. Certamente, la limitazione della libertà rappresenta la punizione fisica e morale ma, deve essere accompagnata da un percorso rieducativo, per un successivo inserimento nella società. Questa criticità è aumentata per il numero di extracomunitari presenti sul territorio e merita una profonda riflessione. Servono regole chiare e fermezza nella loro applicazione. I maggiorenni ospiti nella nuova comunità devono rispettare le regole, i costumi e le consuetudini del territorio che li accoglie e, per chi non le rispetta, deve esser previsto il rimpatrio immediato e il soggiorno nelle galere del territorio di origine. Nel caso di minorenni che delinquono, verificato se, il nucleo famigliare non si è integrato e non riesce a gestire il minorenne, prevedere il reimpatrio per tutto il nucleo famigliare. Questi sono chiari segnali che non tollerano comportamenti non in linea con il territorio, nazione che li ospita. 

Purtroppo, la società attuale non manda messaggi positivi sulla integrazione dei popoli, dove discriminazioni, realtà culturali, religiose e comportamentali creano fratture insanabili causa assoluta mancanza di impegno nel generare percorsi solidali e condivisi per un futuro migliore, non realizzando che tutti abbiamo bisogno di tutti. Se consideriamo che un piccolo territorio, lo Stretto di Hormuz, è in grado di mettere in crisi l’economia europea, affermerei mondiale, la debolezza strutturale del sistema economico globale spaventa, non avendo alternative programmate. Il benessere, presente nelle nazioni occidentali, ha determinato un forte calo della natalità, i giovani non vogliono faticare e impegnarsi con i figli, preferendo la comodità alla fatica di allevare prole. Il progresso economico ha la necessità di manodopera per il suo sviluppo e attinge risorse da territori privi di crescita economica, con le conseguenze sopra evidenziate. Questa accelerazione non ha maturato la corretta consapevolezza dell’oggettivo problema, creando disagi nella cooperazione sociale e condivisione del territorio. Poi le guerre per garantire la propria supremazia, in barba al principio, sancito dal diritto internazionale, di autodeterminazione dei popoli a scegliere liberamente il proprio destino politico, economico e sociale. Ingerenze esterne, per interessi economici, dominio politico e territoriale, scardinano questi principi di coesistenza, rispetto delle regole e cooperazione, il famoso tirare il carro tutti nella stessa direzione. Allora, l’odio sociale, la rivalsa la fanno da padroni, accelerando intolleranza razziale che attiva attentati, macchine che, all’impazzata, entrano nella folla per uccidere i propri simili quale vendetta, dimenticando tutti la vendetta della terra che calpestiamo senza cura, nonostante i messaggi di allerta che ci comunica, inconsapevoli della sua potenza, tetragona agli algoritmi della AI.

Inconsapevole arroganza economica
generi devastazione nell’anima
smarrisci il valore della condivisione
fonte di solidarietà e generosità
alimenti odio e rivalsa
annullando il valore della vita
che la forza della natura inghiottirà
rendendo vano il valore del Dio Denaro 

Titolo: AMICANDO SEI
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