La macchina contabile
Lo sviluppo industriale italiano è iniziato verso la fine del XIX secolo trasformando il paese, prevalentemente agricolo, in una moderna industria manufatturiera. Lo sviluppo industriale aveva la necessita di strumenti che semplificassero le rilevazioni contabili, gestione del magazzino, del personale e della produzione, per accelerare i processi in sicurezza, evitando le ripetizioni manuali. Gli strumenti a disposizione erano macchine da scrivere, calcolatrici e supporti per registrare manualmente su schede le operazioni contabili, carichi e scarichi di magazzino, centri di costo e cicli in produzione. Schede contabili, di magazzino e produzione dove si riportavano, manualmente, le diverse operazioni e per ricalco si aggiornava il giornale che tracciava le operazioni in ordine temporale. Serviva un dispositivo elettromeccanico che integrasse lo scrivere al calcolo per automatizzare la compilazione dei registri e agevolare questi processi di rilevazione delle varie attività, generando la contabilità meccanizzata attraverso la nascita della macchina contabile.
Le prime macchine contabili prendono forma verso la fine del 1800, macchine da scrivere con governi carta migliorati che agevolano l’introduzione frontale di schede, documenti e, posizionando un giornale di fondo, per ricalco, tracciano le varie attività, con totalizzatori meccanici, azionati dal passaggio del carrello, che aggiornano i valori numerici impostati in tastiera. L’Olivetti applica questa tecnologia nel 1933 e costruisce la prima macchina contabile in versione numerica Audit 41 e alfanumerica Audit 51 che utilizza, come macchina base, la macchina da scrivere M40 impiegando la tecnologia delle macchine contabili presenti sul mercato, migliorandone successivamente le prestazioni con i due nuovi modelli Audit 42 e 52. Si alzava manualmente l’introduttore frontale per potere inserire ed allineare all’ultima registrazione la scheda contabile con il giornale di fondo e, chiuso l’introduttore, iniziava la registrazione. I vantaggi erano descrizione chiara in un formato uniforme con aggiornamento automatico dei nuovi saldi. Integrare lo scrivere e il calcolo con macchine meccaniche, per redigere documenti contabili fatti di testo e cifre incolonnate in una determinata posizione, non era facile. Le prestazioni, fino agli anni Cinquanta, sono semplici e limitano la diffusione di queste macchine.
Il successivo sviluppo di questa tecnologia, per effetto delle nuove prestazioni offerte: due/tre totalizzatori, tastiera numerica accanto alla tastiera alfanumerica, spostamenti programmati del carrello per totalizzazioni orizzontali e verticali, accelera la sua diffusione. Le nuove contabili Olivetti, Audit 202, dispongono di una programmazione meccanica che attiva il controllo della ripresa del saldo precedente e l’aggiornamento del nuovo saldo contabile sulla scheda. Il funzionamento è attivato da un programma impostato su una asta, con 68 feritoie, che viene posizionata sopra il carrello, dove alle piccole piastre metalliche alloggiate, chiamate tenoni, vengono fissate, con piccole viti, delle asticelle di diverse lunghezze che, con lo spostamento del carrello, attivano le varie funzioni previste: indirizzo di arrivo, somme, sottrazioni, totali parziali totali genarli, riporti e destinazione della successiva funzione, in sintesi una programmazione (go to program) meccanica, componenti tangibili unici sul mercato, progettati da ingegneri italiani. La successiva tecnologia elettronica rischia di cancellare la storia della macchina contabile che, non tracciata e illustrata da chi l’ha vissuta in prima persona, generazione di giovani oggi ottantenni, inesorabilmente evaporerà, lasciando un vuoto tecnologico non più ricostruibile.
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