Emergenza etica
“Chi vive bene la solitudine o è un animale selvatico o è un Dio”, affermava Aristotele. “La morte non arriva con la vecchiaia, ma con la solitudine“ sosteneva Gabriel Garcia Marquez. I filosofi della solitudine sostengono ”La solitudine è la possibilità, in un mondo saturo di informazione e parole vuote, di trovare il silenzio dentro l’anima, la nostra condizione esistenziale”. Credo sia importante dividere la solitudine in due fondamentali condizioni: subita e ricercata. Quella subita è una violenza procurata dal mondo esterno mentre quella ricercata “solo et pensoso i più deserti campi vo mesurando…”, descritta dal Petrarca, condizione che amo immensamente, offre la possibilità di esplorare e conoscere i più profondi sentimenti creando un’auto dialogo e verifica con noi stessi, fantastico! Aggancio questa riflessione a una considerazione sulle epidemie “la pandemia è la diffusione di una malattia in più continenti”, “la malattia è una condizione anormale di un organismo vivente, causata da alterazioni organiche o funzionali”.
Viviamo un’epoca di pandemia dell’organismo sociale generato da alterazioni umane e funzionali causate da assenza di contatti e relazioni che indeboliscono i rapporti dentro una vita artificiale colma di informazioni che scivolano via lasciando un inconsapevole disorientamento in assenza di riflessioni e condivisioni, posizionando in un angolo la vera cultura, la nostra storia, la nostra evoluzione umana. Questo comportamento genera mutamenti antropologici di portata epocale, alterando pesantemente le modalità di percezione del mondo. L’uomo non è più al centro dell’universo e la sua visione non si basa sulla ragione, sull’esperienza e sulla capacità di gestire il proprio destino attraverso un’etica fondata su valori, perché abbandoniamo l’allenamento alla nostra centralità decisionale delegata nella consapevole inconsapevolezza al sistema, certamente evitiamo di faticare. Ci concentriamo in grandi megalopoli, immensi condomini, soli ci perdiamo ma, nonostante, siamo sopraffatti dal nostro egoismo dentro un sistema dove i giovani non sanno come sostituire una lampadina bruciata o piantare un chiodo per appendere un quadro.
Catturati continuamente dal fascino pandemico del sistema/telefonino, che chiamo attrazione fatale, viviamo questa indispensabilità di routine quotidiana, comportamento che ci trascina dentro una condizione di isolamento, solitudine inconsapevole certamente generata dal sistema. Questa condizione per Seneca non è qualcosa di negativo perché consente di fermarsi e riflettere sulla propria esistenza. Un’occasione importante per sfuggire alla frenesia quotidiana e mettere in ordine i pensieri, facendo chiarezza in un mondo saturo di informazioni e parole vuote, per ritrovare il silenzio dentro la propria anima. Purtroppo, si accede alla ricerca attraverso il telefonino abbandonando emozioni e anima dentro un vuoto assoluto dimenticando il passato, trascurando la condivisione nel presente, occupando tanto tempo dentro un ristretto vuoto culturale senza concludere nulla, dove egoismo, aggressività e rivalsa negano una sociale disponibilità e condivisione etica annullando l’infinto potenziale umano: l’impulso creativo che libera energie vitali.
Sollecitante energia creativa
sorgente del potenziale umano
ruscelli in aridi percorsi
impediscono approdo alla foce
ove immenso mare alimenta congerie
perpetue di sentimenti verso l’infinito orizzonte
colmando l’anima con onde rigeneratrici
valori energie di sviluppo sociale
creativo nell’arte opinioni sentimenti pensieri
condivisi culturalmente
eticamente gratificante
Opera costruita con martelletti, schede e tasti multifunzione.
Tavoletta di compensato 65x50 cm.
Work built with hammers, cards and multifunction keys.
Plywood board 65x50 cm.