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Gian Paolo Cremonesini

L’allenamento

 Nel 1995, superata la soglia dei cinquant’anni, decisi di abbracciare uno sport, adesso o mai più, sogno coltivato fin da giovane età: correre in macchina. Mi sono iscritto al Campionato Italiano Velocità Turismo CIVT, competizione in pista, che ha scritto pagine indelebili nel mio cuore. Consapevole dei pericoli causati dalla velocità, ho iniziato agni mattina, per tonificare il fisico, esercizi di ginnastica, misto di stretching statico e dinamico per circa 40/50 minuti, in caso di incidente un fisico tonico reagisce meglio ad eventi imprevisti.

Ultimato il percorso delle competizioni in pista nel 2002, ho continuato questa attività mattiniera fino ad oggi in una piccola palestra casalinga, davanti ad un enorme specchio per controllare la correttezza dei vari movimenti, scelti da un libro, di Bob Anderson: Stretching. Osservare il proprio fisico a 50 anni, poi a 60, 70 e oggi, superati gli 80 crea visibilità consapevole del sofferto ma ineluttabile cambiamento. Gli esercizi di allungamento e torsione del fisico, portati all’estremo compatibile, cominciano a denunciare il processo di perdita di elasticità, non riuscendo più a raggiungere i limiti che mi sono imposto, ma importanti, per creare consapevolezza del sé.

Ho iniziato a percepire limiti dopo gli ottanta, ad onore del vero trattasi di un primo limite legato alla torsione del busto, ma non ci sono cedimenti legati allo sforzo fisico, direi una condizione accettabile spostando leggermente l’asticella. Osservare fisicamente il tuo corpo, mette in evidenza altri indebolimenti. I muscoli restano tonici, ma la pelle che li ricopre perde di elasticità e tono, sottili e profonde rughe solcano il fisico e la pelle diventa cadente, grande tristezza vedere tracciato, ineluttabilmente, questo inestetismo, condizione che io chiamo diversamente giovane. Non è una illusione, ma consapevolezza di essere ancora giovane fisicamente ma soprattutto mentalmente.

Questi primi segnali certificano il procedere dell’età, la nostra presenza e consapevolezza della precarietà, invitano a mantenere questo esercizio fisico mattiniero, che rallenta il deperimento fisico e aiuta quello mentale: mens sana in corpore sano. La saggezza di questo famoso motto ci ricorda che, per conservare una buona efficienza mentale, è utile curare la qualità fisica che ha effetti positivi sul benessere mentale. Purtroppo, fisici forti e attività fisica impeccabile nascondono, molte volte, ansie e fragilità emotive, o menti forti, popolano corpi imperfetti, condizione compensativa dove il prevalente supplisce a quello carente, per superare, non sempre, i problemi quotidiani.

Certamente la mens sana ha un ruolo predominate e indispensabile di conoscenza e cultura, esercitando umiltà, silenzio e condivisione, si superano avversità e difficoltà che si incontrano durante la traiettoria del vissuto. 

Esercizio fisico evapori le tossine della mente
approdo di benessere generale
consapevolezza delle proprie capacità
conservi i traguardi raggiunti
sposti l’asticella del limite
continuo allenamento gratifica la fatica
raggiunge obiettivo di benessere
salute, energia, vigore, serenità,
lucidità della mente 

Titolo: IL FATICOSO CAMMINO DELL'UOMO
Opera costruita con tasti, ingranaggi, cavi di multifunzione e tasti provenienti da tastiere del pc
Tavoletta 80X60 cm